

Faq
L’area Frequently Asked Question (FAQ) di questo sito prevede l’inserimento di domande con relative risposte della Dr.ssa Ambra Garretto che vanno ad approfondire gli argomenti nell’ambito dell’area di Ostetricia e Ginecologia maggiormente richiesti dai pazienti.
Il corso preparto è il momento di formazione e socializzazione più importante di tutta la gravidanza. Prevede più incontri in cui futuri mamma e papà entrano a contatto con i temi specifici riguardo gestione della gravidanza, parto, allattamento per poter affrontare quest’esperienza meravigliosa con serenità. I corsi solitamente comprendono una parte più discorsiva, una parte pratica e la più importante di confronto con domande dubbi e confronto tra mamme e medico. L’accesso ai corsi è previsto dalla 22 settimana; in ogni caso è consigliabile aver terminato le lezioni entro la 37 settimana di gravidanza. È possibile seguire i corsi presso l’ospedale dove si intende partorire o presso strutture private che solitamente offrono un servizio nel tardo pomeriggio-sera in modo che mamme e papà lavoratori possano serenamente partecipare.
Tanto vi sarà detto da amici e parenti, basato su esperienze personali e dicerie. Tanto troverete sul web su siti più o meno autorevoli e purtroppo chat. Il consiglio è quello di fidarvi ed affidarvi al vostro ginecologo curante che saprà rispondere correttamente ai quesiti posti, alle domande più ovvie ma anche alle più complicate. Evitate di leggere sul web, poiché privi dei corretti strumenti di interpretazione, potrete assumere informazioni scorrette che potrebbero indurvi in errori o peggio spaventarvi senza reale necessità.
L’aborto spontaneo è ritenuto dalla maggior parte delle donne un evento raro. Nelle coppie desiderose di una gravidanza vi è infatti scarsa consapevolezza del fatto che sia un fenomeno del tutto naturale che coinvolge circa il 20% (1 su 5) delle gravidanze iniziali. In più vi sono anche false convinzioni in merito alle cause che possono scatenare l’evento.
E’ quanto emerge anche da uno studio condotto in USA nel 2015 da un gruppo di ricerca di New York guidato da Zev Williams. False credenze infatti riguardano le cause dell’interruzione spontanea di gravidanza. Spesso la madre ritiene che possa essere lei od il suo stile di vita (uso di alcool o fumo di sigaretta) ad aver innescato l’evento, che possa bastare lo stress (o una lite) a provocarlo, o che la perdita possa dipendere dal fatto di aver sollevato pesi o di aver utilizzato in passato contraccettivi orali o la spirale. In realtà, le ragioni principali sono di tipo genetico o medico.
Di certo lo stile di vita della donna che ricerca la gravidanza rimane di fondamentale importanza: una dieta equilibrata, un po’ di attività fisica, evitare il fumo e l’abuso di alcool sono regole fondamentali per la donna che si accinge alla ricerca di un nuovo bimbo. In ogni caso le anomalie cromosomiche sono responsabili del 50-70% delle interruzioni spontanee di gravidanza di tipo sporadico, mentre quando gli episodi si ripetono (più di 2-3 volte) possono avere un ruolo altri fattori, come la presenza di malformazioni uterine, di trombofilie, di malattie endocrine o immunitarie. In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, ove si possano escludere cause mediche, la natura segue il corso, selezionando le gravidanze evolutive rispetto a quelle destinate a fermarsi durante la gestazione per alterazioni incompatibili con la vita.
Gli aborti spontanei sono più frequenti nelle gravidanze iniziali; incorrono infatti, solitamente, nel primo trimestre di gravidanza, fino circa alla 12 settimana di gestazione, ma a seconda del vissuto e delle aspettative della coppia possono lasciare ferite nella donna e nella coppia. Infatti le false credenze rispetto alle cause e le diverse e corrette aspettative della mamma e della coppia possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza. Le mamme riferiscono di aver provato senso di colpa, di sentire che avrebbero potuto fare di più per prevenire la perdita, di essersi vergognate o sentite molto sole.
L’invito alla coppia è sempre quello di confrontarsi con il medico e con altre coppie; scoprirete che quello che sta succedendo a voi è successo magari ed incredibilmente anche ad altre persone a voi vicine. Bisognerebbe parlare di più dell’aborto spontaneo: per una donna che lo vive, sapere che non è sola, che la stessa cosa è accaduta ad altre donne e che dunque altre donne possono capire come si sente e cosa sta passando, può essere d’aiuto.
Anche i dati di Williams infatti sottolineano il grande carico emotivo dell’aborto spontaneo, con disturbi psicologici che possono durare per mesi, interferendo anche con l’avvento di nuove gravidanze, soprattutto se non sono state individuate cause precise per la perdita: una condizione che, nel campione americano, si verifica in più della metà dei casi (57%).
L’età gestazionale è il modo con cui il ginecologo conteggia lo stato di avanzamento della gravidanza. Per convenzione internazionale le settimane di gravidanza e l’età gestazionale si calcolano a partire dal primo giorno delle ultime mestruazioni. Nelle prime due settimane si assiste solo alla crescita del follicolo ovarico che, se viene fecondato, dà inizio alla gravidanza. La donna quindi si accorge solo intorno alla quarta-quinta settimana di essere in attesa di un bimbo. La gestazione è considerata a termine a 40 settimane che corrispondono circa a 9 mesi più 1 settimana.
Sentirete spesso parlare i clinici di settimane più giorni (es. 12+4 settimane). L’errore più frequente dei genitori inesperti è quello di sommare i due dati, facendo quindi confusione e non trovando corrispondenza con i mesi della gravidanza stessa. Infatti il primo numero, 12 nel nostro caso, corrisponde alla settimana reale e completa di evoluzione dell’embrione prima e del feto poi; dopo il + troverete invece il numero di giorni della settimana. Ogni giorno che passa si aggiunge un giorno da 1 a 6, il 12+7 ad esempio corrisponde alla 13esima settimana e da lì si ricomincia! Per le mamme parlare di mesi è ovviamente molto più facile e comodo per confrontarsi con gli altri e, talvolta, anche il medico si riferirà a mesi specifici come ad esempio quando vi prescriverà di eseguire l’ecografia del 5 mese (morfologica) o quella del 7 mese (crescita fetale).
Il consiglio è quello di adeguarsi, con queste piccole e facili regole, alla terminologia medica, che, una volta compresa, porta ad un linguaggio di interscambio corretto, la relazione tra donna e ginecologo; se si vuole invece parlare di settimane, bisogna considerare che la gravidanza è considerata a termine a 40 settimane: pertanto, partendo a ritroso dalla data presunta del parto, a 36 settimane si entra nel 9° mese, a 32 nell’8°, a 28 nel 7°, a 24 nel 6°, a 20 nel 5°, a 16 nel 4°, a 12 nel 3°, a 8 nel 2°, ad a 4 settimane (data in cui di solito la paziente ha un ritardo mestruale ed effettua il test di gravidanza) nel 1 mese.
La nausea del primo trimestre è del tutto fisiologica e, per trovarne il rimedio, bisognerà armarsi di tanta pazienza e fare un po’ di tentativi, in attesa di trovare quello giusto per sé. Sappiamo che la nausea gravidica è proporzionale alla quantità di bhcg (l’ormone della gravidanza) e che quindi può essere più importante nelle gravidanze gemellari ed in alcune condizioni patologiche rare legate alla gravidanza come la mola vescicolare; entrambe le condizioni sono infatti caratterizzate da una concentrazione di tale ormone nel sangue molto maggiore rispetto alle gravidanze singole e fisiologiche. Inoltre le gravidanze indesiderate, provocando un inevitabile stato di ansia nella madre, sono più soggette ad importante nausea. Dal punto di vista pratico, uno dei comportamenti che si può iniziare ad assumere è quello di mangiare poco e spesso, facendo uno spuntino ogni due ore circa, dare la preferenza a cibi salati e secchi, come cracker o fette biscottate, non associare cibi solidi e liquidi (in sostanza evitare di bere in occasione dei pasti). È meglio evitare alcuni cibi che sono tendenzialmente associati a nausea come caffè, the, succhi di frutta, e alimenti molto grassi o dai sapori forti, per esempio troppo speziati o con peperoncino. È sempre bene masticare a lungo, per stimolare la salivazione e facilitare la digestione.
Oltre alle strategie alimentari, anche alcune piccole abitudini possono aiutare ad alleviare la nausea: • Non stare troppo a lungo seduta per non comprimere lo stomaco, specie dopo mangiato. • Non sdraiarti a stomaco pieno. • Fare lunghe passeggiate all’aria aperta • Evitare i viaggi lunghi in macchina e i luoghi chiusi e affollati, dove l’aria ristagna facilmente.
Esistono poi dei rimedi naturali come lo zenzero, lo si può assumere in tisana, già pronta o facile da preparare anche a casa: basta versare acqua bollente su qualche fettina di zenzero fresco o candito. Se la nausea è molto intensa, si possono provare preparati fitoterapici a base di zenzero, ma questo solo dietro la consulenza di un medico esperto in questo tipo di rimedi. Per quanto riguarda altri rimedi come i braccialetti anti-nausea, che agiscono secondo i principi della digitopressione, i ghiaccioli reidratanti e prodotti come citrosodina ® e biochetasi ®, gli studi condotti hanno dato risultati contrastanti e non definitivi. Se la nausea fosse molto intensa ed accompagnata da vomito più volte al giorno, esistono vere e proprie soluzioni farmacologiche. Consultate sempre il vostro ginecologo curante e affidatevi ai suoi consigli. Infatti, specialmente i farmaci, sono da considerare solo se strettamente necessari e da assumere su indicazione e controllo del medico. In rarissimi casi, si va incontro a ricovero ospedaliero. In queste occasioni si parla di iperemesi gravidica, vera e propria patologia del primo trimestre di gravidanza, nella quale la nausea ed il vomito si accompagnano a perdita importante di peso, disidratazione e alterazioni metaboliche e nutrizionali.
Quando una coppia fatica ad avere un bambino e si iniziano gli accertamenti medici, troppo spesso sia la coppia che il medico di base si concentrano principalmente solo sulla partner femminile. Tutto ciò sia perché la donna solitamente è la prima a richiedere un accertamento ginecologico, ma anche perché, purtroppo, nella nostra società il concetto che, anche l’uomo possa essere infertile, crea una certa reticenza. Sappiamo invece che i fattori maschili contribuiscono, nel mondo Occidentale, a circa al 30% delle cause dell’infertilità di coppia.
In generale possiamo dividere l’eziologia maschile in tre grandi capitoli; cause pre-testicolari: interessano il normale funzionamento dell’asse endocrino ipotalamo-ipofisi-testicolo, riducendo la sintesi e/o la secrezione di gonadotropine e testosterone con conseguente ridotta o mancata produzione di spermatozoi, cause testicolari: patologie che agiscono direttamente a livello testicolare alterando la spermatogenesi, cause post-testicolari: patologie che alterano anatomicamente e/o funzionalmente le strutture deputate alla maturazione e al trasporto all’esterno degli spermatozoi prodotti dai testicoli.
Nel primo gruppo riconosciamo mutazioni genetiche, patologie endocrine (aumento dei livelli di prolattina nel sangue o disfunzioni tiroidee, ecc) o malattie croniche come il diabete, la malnutrizione, l’insufficienza renale, epatopatie, ecc. Tra le cause testicolari, le più comuni sono quelle legate a varicocele (dilatazione delle vene testicolari che hanno drenano il sangue dal testicolo), idrocele (versamento di liquido sieroso nel testicolo), criptorchidismo (mancata discesa di uno o entrambi i testicoli nello scroto), torsione del funicolo, infezioni, iatrogene da radioterapia, chemioterapia o chirurgia.
Il terzo gruppo riunisce invece tutte quelle condizioni in cui gli spermatozoi sono prodotti dai testicoli ma non riescono a fuoriuscirne; parliamo dei casi di ostruzioni congenite delle vie seminali o acquisite a cause iatrogene o infettive, di infezioni e/o infiammazioni delle ghiandole sessuali accessorie maschili come le prostatiti o le epididimiti.
Altre cause non meno comuni possono essere le disfunzioni eiaculatorie come l’aneiaculazione o l’eiaculazione retrograda o le malformazioni di pene o uretra. Non bisogna dimenticare che ci sono condizioni più comuni che possono alterare, anche solo per brevi periodi, il liquido seminale; tra queste febbre, fonti di calore, guida automobilistica prolungata, saune, idromassaggi, bagni turchi, farmaci, traumi, stili di vita (fumo-alcool).
Il consiglio del ginecologo esperto alla coppia che cerca la gravidanza da mesi senza successo è sicuramente quello dell’esecuzione di un esame del liquido seminale in un centro di riferimento specifico. Se lo spermiogramma fosse nella norma, allora si possono concentrare gli accertamenti sulla donna. Altrimenti l’invio dall’andrologo è fondamentale anche per la propria salute e non solo ai fini riproduttivi! Sicuramente in una parte non poco rilevante delle cause riconosciamo alterazioni riconducibili allo stile di vita; le sane abitudini alimentari, evitare fumo ed eccesso di alcool, uso del preservativo per evitare le infezioni sessualmente trasmesse spesso asintomatiche, ad esempio, sono ottimi consigli di vita quotidiana per tutti, ma ancor di più per la coppia in età riproduttiva.
