Cistite: come curarla e soprattutto evitare che torni spesso

//Cistite: come curarla e soprattutto evitare che torni spesso

Le infezioni delle vie urinarie risultano, ad oggi, una delle infezioni più comuni e diffuse che arrivano spesso all’attenzione del ginecologo. In generale si stima infatti che il 40% delle donne ne sviluppi una durante la propria vita e che l’11% delle donne dopo i 18 anni abbia almeno un episodio l’anno. Questi dati risultano purtroppo sottostimati poiché la maggior parte delle donne si rivolgono a farmacisti o peggio ad amiche e conoscenti, piuttosto di consultare il medico, arrivando alla sua attenzione solo quando la situazione è magari cronicizzata.
Le infezioni delle vie urinarie possono interessare più comunemente la vescica (cistite) o reni ed ureteri (sindrome uretrale e pielonefrite) e si riferiscono alla presenza di un elevato numero di batteri nelle urine. Vengono infatti diagnosticate con certezza, non solo in base alla sintomatologia della paziente ed alla visita ginecologica, ma tramite un esame comune e di facile esecuzione chiamato urinocoltura.

Esistono infatti, soprattutto in gravidanza, infezioni asintomatiche, in cui la paziente non manifesta sintomi ma che devono in ogni caso essere curate per evitare conseguenze più gravi. All’urinocoltura è sempre bene associare l’antibiogramma, ovvero lo studio, da parte del laboratorio esecutore, degli antibiotici che meglio curano quella particolare infezione.
I germi più comunemente isolati sono Escherichia coli, Klebsiella pneumonia, Proteus mirabilis ed Enterococcus faecalis. L’infezione viene quindi spesso indagata e curata; in una non piccola percentuale di casi invece, le pazienti riferiscono sintomi frequenti e l’infezione viene classificata come ricorrente se vi sono tre o più episodi in un anno o due o più ricorrenze in 6 mesi.

RACCOMANDAZIONI
Le raccomandazioni per la profilassi delle infezioni ricorrenti riguardano prima di tutto, i cambiamenti comportamentali, poi misure non antibiotiche e, solo alla fine, la profilassi antibiotica, a causa delle altissime resistenze agli antibiotici stessi sviluppatesi negli ultimi anni. Il più usato anche senza il consiglio dello specialista è la fosfomicina (il classico Monuril®) in mono o bi somministrazione; è però da ricordare che proprio questo farmaco non è sempre adatto e spesso si fa promotore di un’infezione che, se non ben curata, diverrà poi cronica. E’ perciò fondamentale chiedere al medico un consulto sul farmaco da usare in quella particolare situazione, dopo aver spiegato la propria storia clinica ed i propri sintomi. Ogni paziente infatti risulta essere diversa da un’altra ed ogni episodio di cistite può essere differente da quello precedente.

Le misure non antibiotiche prevedono una serie di integratori il cui meccanismo di base può essere quello di abbassare la carica batterica o ancora più specifico, creare il così detto biofilm intorno alle pareti vescicali, ovvero una pellicola impenetrabile ai patogeni che impedisce l’adesività dei batteri ad esempio alla vescica. Tra i più attivi ricordiamo il cranberry, gli estratti di mirtillo e il D-mannosio (con titolazioni diverse a seconda del prodotto), più o meno miscelati con altri composti; vanno assunti con costanza per periodi più o meno lunghi con cadenza spesso mensile e, nella maggior parte dei casi, impediscono o perlomeno diminuiscono, le recidive. In commercio esistono diverse formulazioni ed è importante trovare la più adatta al caso specifico, nonché il dosaggio corretto ed il tempo di somministrazione. Proprio per questi motivi è importante chiedere consiglio al vostro medico o ginecologo anche per l’assunzione degli integratori.

COMPORTAMENTO
Per ultime, ma di fondamentale importanza, le norme comportamentali: prima tra tutte, l’abitudine di bere almeno 2 litri di acqua al giorno ed evitare di trattenere le urine, e seguire una dieta sana ed equilibrata. Importanti anche le abitudini sessuali; infatti è frequente la comparsa dei sintomi dopo rapporti frequenti e prolungati e spesso in condizioni igieniche poco rassicuranti.
Ricordiamo che prima e dopo i rapporti, è fondamentale svuotare la vescica (bere uno o più bicchieri d’acqua dopo il rapporto aiuta a favorire questo processo), effettuare un’accurata igiene intima ed evitare l’uso di asciugamani comuni. I rapporti anali dovrebbero essere sempre protetti da preservativo per evitare la contaminazione tra retto e vagina. Ed infine, come per le infezioni vulvovaginali, si raccomanda di non indossare pantaloni troppo stretti, biancheria intima sintetica e di mantenere l’abitudine di evitare gli slip nelle ore notturne.

2019-04-22T11:34:56+00:0022 Aprile 2019|Prevenzione|