Faq

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Faq2018-12-29T20:56:07+00:00

L’area Frequently Asked Question (FAQ) di questo sito prevede l’inserimento di domande con relative risposte della Dr.ssa Ambra Garretto che vanno ad approfondire gli argomenti nell’ambito dell’area di Ostetricia e Ginecologia maggiormente richiesti dai pazienti.

Cistite: come curarla e soprattutto evitare che torni spesso2019-04-22T13:10:24+00:00

Le infezioni delle vie urinarie risultano, ad oggi, una delle infezioni più comuni e diffuse che arrivano spesso all’attenzione del ginecologo. In generale si stima infatti che il 40% delle donne ne sviluppi una durante la propria vita e che l’11% delle donne dopo i 18 anni abbia almeno un episodio l’anno. Questi dati risultano purtroppo sottostimati poiché la maggior parte delle donne si rivolgono a farmacisti o peggio ad amiche e conoscenti, piuttosto di consultare il medico, arrivando alla sua attenzione solo quando la situazione è magari cronicizzata.
Le infezioni delle vie urinarie possono interessare più comunemente la vescica (cistite) o reni ed ureteri (sindrome uretrale e pielonefrite) e si riferiscono alla presenza di un elevato numero di batteri nelle urine. Vengono infatti diagnosticate con certezza, non solo in base alla sintomatologia della paziente ed alla visita ginecologica, ma tramite un esame comune e di facile esecuzione chiamato urinocoltura.

Esistono infatti, soprattutto in gravidanza, infezioni asintomatiche, in cui la paziente non manifesta sintomi ma che devono in ogni caso essere curate per evitare conseguenze più gravi. All’urinocoltura è sempre bene associare l’antibiogramma, ovvero lo studio, da parte del laboratorio esecutore, degli antibiotici che meglio curano quella particolare infezione.
I germi più comunemente isolati sono Escherichia coli, Klebsiella pneumonia, Proteus mirabilis ed Enterococcus faecalis. L’infezione viene quindi spesso indagata e curata; in una non piccola percentuale di casi invece, le pazienti riferiscono sintomi frequenti e l’infezione viene classificata come ricorrente se vi sono tre o più episodi in un anno o due o più ricorrenze in 6 mesi.

RACCOMANDAZIONI
Le raccomandazioni per la profilassi delle infezioni ricorrenti riguardano prima di tutto, i cambiamenti comportamentali, poi misure non antibiotiche e, solo alla fine, la profilassi antibiotica, a causa delle altissime resistenze agli antibiotici stessi sviluppatesi negli ultimi anni. Il più usato anche senza il consiglio dello specialista è la fosfomicina (il classico Monuril®) in mono o bi somministrazione; è però da ricordare che proprio questo farmaco non è sempre adatto e spesso si fa promotore di un’infezione che, se non ben curata, diverrà poi cronica. E’ perciò fondamentale chiedere al medico un consulto sul farmaco da usare in quella particolare situazione, dopo aver spiegato la propria storia clinica ed i propri sintomi. Ogni paziente infatti risulta essere diversa da un’altra ed ogni episodio di cistite può essere differente da quello precedente.

Le misure non antibiotiche prevedono una serie di integratori il cui meccanismo di base può essere quello di abbassare la carica batterica o ancora più specifico, creare il così detto biofilm intorno alle pareti vescicali, ovvero una pellicola impenetrabile ai patogeni che impedisce l’adesività dei batteri ad esempio alla vescica. Tra i più attivi ricordiamo il cranberry, gli estratti di mirtillo e il D-mannosio (con titolazioni diverse a seconda del prodotto), più o meno miscelati con altri composti; vanno assunti con costanza per periodi più o meno lunghi con cadenza spesso mensile e, nella maggior parte dei casi, impediscono o perlomeno diminuiscono, le recidive. In commercio esistono diverse formulazioni ed è importante trovare la più adatta al caso specifico, nonché il dosaggio corretto ed il tempo di somministrazione. Proprio per questi motivi è importante chiedere consiglio al vostro medico o ginecologo anche per l’assunzione degli integratori.

COMPORTAMENTO
Per ultime, ma di fondamentale importanza, le norme comportamentali: prima tra tutte, l’abitudine di bere almeno 2 litri di acqua al giorno ed evitare di trattenere le urine, e seguire una dieta sana ed equilibrata. Importanti anche le abitudini sessuali; infatti è frequente la comparsa dei sintomi dopo rapporti frequenti e prolungati e spesso in condizioni igieniche poco rassicuranti.
Ricordiamo che prima e dopo i rapporti, è fondamentale svuotare la vescica (bere uno o più bicchieri d’acqua dopo il rapporto aiuta a favorire questo processo), effettuare un’accurata igiene intima ed evitare l’uso di asciugamani comuni. I rapporti anali dovrebbero essere sempre protetti da preservativo per evitare la contaminazione tra retto e vagina. Ed infine, come per le infezioni vulvovaginali, si raccomanda di non indossare pantaloni troppo stretti, biancheria intima sintetica e di mantenere l’abitudine di evitare gli slip nelle ore notturne.

Come si prenota una visita?2018-12-29T20:51:37+00:00

Per prenotare una visita si può procedere in tre modi: in modo diretto tramite la sezione specifica del sito, dove potrete vedere le reali disponibilità di giorno, orario e studio, sarete indirizzati ad un sito partner e riceverete dopo poco conferma della prenotazione. Altrimenti è possibile scrivere una mail o chiamare personalmente la dottoressa. Se deciderete di chiamare, ricordatevi che state chiamando un medico, il quale la maggior parte del giorno visita, per cui sarete eventualmente richiamati dalla dottoressa o dalla sua segretaria.

È necessaria la prenotazione per una visita di controllo?2018-12-29T20:51:45+00:00

La dottoressa provvede regolarmente a ricordare le visite di controllo annuali ai pazienti, ma sarete comunque voi a decidere se e quando prenotare un controllo. Per prevenzione è consigliata una visita all’anno che preveda anche ecografia e pap test.

La visita specialistica in ginecologia è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale?2018-12-29T20:52:45+00:00

È possibile effettuare visite ed esami ginecologici od ostetrici anche tramite il Servizio Sanitario Nazionale; le visite sono soggette a pagamento di ticket ad eccezione dei pazienti esenti e delle donne in gravidanza. I tempi di attesa varieranno in base al tipo di esame e alla struttura prescelta. Ricordiamo che non è possibile scegliere il medico da cui si verrà visitati ed è possibile incontrare medici diversi alle visite successive.

Bisogna portare qualche esame per la prima visita?2018-12-29T20:51:50+00:00

La prima visita è la più importante; è il momento di reciproca conoscenza; è importante portare tutti i referti di esami precedenti attinenti alla ginecologia-ostetricia di cui siete in possesso, per cui pregressi pap test, ecografie transvaginali, addominali, mammarie, mammografie ed esami ematici. Fondamentale poi conservare la relazione clinica ed i documenti che la dottoressa consegnerà alla visita o invierà via mail successivamente. A tal fine vi verrà fornita una cartelletta appropriata alla prima visita in cui riporre il tutto.

Sono incinta, ed ora?2018-12-29T20:53:56+00:00

Quando si scopre di essere incinta, gravidanza desiderata o meno, la donna affronta quasi sempre un momento di emozione-confusione-paura. Non è necessario fare nulla nell’ immediato ma è invece fondamentale prenotare il primo controllo con la ginecologa che provvederà nei tempi corretti a visita ed ecografia per valutare le prime fasi della gravidanza, prescriverà gli esami ematici necessari e proverà a togliere ogni dubbio alla paziente tramite un colloquio approfondito. Se invece il test di gravidanza positivo è accompagnato invece da dolori addominali o perdite di sangue è consigliabile informare subito il medico e prenotare il controllo prima possibile.

Dove posso trovare dei corsi pre-parto?2018-12-29T20:54:03+00:00

Il corso preparto è il momento di formazione e socializzazione più importante di tutta la gravidanza. Prevede più incontri in cui futuri mamma e papà entrano a contatto con i temi specifici riguardo gestione della gravidanza, parto, allattamento per poter affrontare quest’esperienza meravigliosa con serenità. I corsi solitamente comprendono una parte più discorsiva, una parte pratica e la più importante di confronto con domande dubbi e confronto tra mamme e medico. L’accesso ai corsi è previsto dalla 22 settimana; in ogni caso è consigliabile aver terminato le lezioni entro la 37 settimana di gravidanza. È possibile seguire i corsi presso l’ospedale dove si intende partorire o presso strutture private che solitamente offrono un servizio nel tardo pomeriggio-sera in modo che mamme e papà lavoratori possano serenamente partecipare.

Dove posso trovare consigli utili per la gravidanza?2018-12-29T20:54:10+00:00

Tanto vi sarà detto da amici e parenti, basato su esperienze personali e dicerie. Tanto troverete sul web su siti più o meno autorevoli e purtroppo chat. Il consiglio è quello di fidarvi ed affidarvi al vostro ginecologo curante che saprà rispondere correttamente ai quesiti posti, alle domande più ovvie ma anche alle più complicate. Evitate di leggere sul web, poiché privi dei corretti strumenti di interpretazione, potrete assumere informazioni scorrette che potrebbero indurvi in errori o peggio spaventarvi senza reale necessità.

Quali sono gli esami da fare in gravidanza?2018-12-29T20:54:16+00:00

Esistono una serie di esami stabiliti da eseguire durante la gravidanza in momenti specifici; questi sono elencati nel Decreto Bindi a disposizione del vostro medico di medicina generale. La maggior parte degli esami sono esenti dal pagamento ticket, a seconda del tipo di esame per settimana di gravidanza specifica. Nonostante questo potrebbe capitare che il vostro curane vi richieda esami più specifici, approfonditi per cui verrà richiesto il pagamento di un ticket SSN.

Se uso il preservativo sono protetta al 100% dai condilomi?2018-12-29T20:54:32+00:00

I condilomi sono delle verruche genitali causate dal Papilloma Virus umano (HPV), ad oggi sappiamo, in particolare, dai sierotipi 6 e 11. Si possono trovare in modo ubiquitario nelle regioni genitali e quindi in vulva, vagina, pene, sul monte di Venere, ma possono essere anche presenti in zone perianali e in bocca. La trasmissione è di origine sessuale (rapporti orali, vaginali, anali) e risulta essere una malattia altamente contagiosa che prolifera in un arco di tempo breve. Sono lesioni solitamente visibili ad occhio nudo, si possono anche sentire al tatto, ad esempio durante l’igiene intima. Raramente capita ai partners di non accorgersene, soprattutto per le lesioni interne, perianali, o nascoste dai peli pubici. Proprio a questo proposito, è importante sottolineare quanto sia importante l’uso del preservativo che ne riduce drasticamente la diffusione ed il contagio. Purtroppo però sappiamo che il condom non protegge al 100 %, perché il contagio avviene per contatto, talvolta anche di parti che possono rimanere fuori dalla protezione del preservativo, come ad esempio pube e inguine.

Il consiglio è di essere sempre attenti all’eventuale insorgenza di condilomi controllando periodicamente i propri e genitali e quelli del partner, soprattutto se si hanno partner multipli o un nuovo compagno da poco tempo. Se si notano lesioni sospette è bene prenotare al più presto un controllo dal ginecologo e nel frattempo avere rapporti protetti con il preservativo. Se invece siete già a conoscenza che il vostro partner ha uno o più condilomi, è, in ogni caso, utile la visita ginecologica anche se, alla vostra ispezione, non notate lesioni nei vostri genitali: potrebbero essere poco visibili!

È fondamentale eseguire gli esami del sangue prima di prendere la pillola?2018-12-29T20:54:40+00:00

La pillola anticoncezionale, seppur usata quotidianamente da molte donne, rimane un farmaco. Va assunta dopo prescrizione medica, meglio se di un ginecologo. Sarà lo specialista stesso, attraverso domande a voi dirette sul vostro stato di salute e quello della vostra famiglia (anamnesi), a decidere se si rendano necessari esami ematici o talvolta genetici prima dell’inizio dell’assunzione. Nella maggior parte dei casi, quando l’anamnesi è negativa, gli esami non sono necessari. Questo perché le nuove pillole sono molto più leggere di quelle in commercio negli anni passati, ovvero contengono un minor quantitativo di ormoni, ed i rischi legati all’assunzione della pillola si sono rilevati molto bassi, se assunta dopo prescrizione medica. I rischi principali, se pur, ribadiamo, infinitesimamente bassi, sono legati ad eventi trombotici agli arti (trombosi venosa profonda) e raramente ai polmoni (embolia polmonare).

Restano comunque importanti gli esami del sangue, durante l’assunzione di pillola estroprogestinica. In non poche pazienti infatti si riscontrano aumenti dei livelli di colesterolo e trigliceridi, che talvolta ne rendono necessaria la sospensione o il cambio del metodo anticoncezionale.

Il consiglio è sempre quello di consultare il ginecologo per poter valutare insieme, se gli esami sono necessari o meno, sia prima che durante la terapia.

Aborto spontaneo: un tabu’ da sfatare2018-12-29T20:54:48+00:00

L’aborto spontaneo è ritenuto dalla maggior parte delle donne un evento raro. Nelle coppie desiderose di una gravidanza vi è infatti scarsa consapevolezza del fatto che sia un fenomeno del tutto naturale che coinvolge circa il 20% (1 su 5) delle gravidanze iniziali. In più vi sono anche false convinzioni in merito alle cause che possono scatenare l’evento.

E’ quanto emerge anche da uno studio condotto in USA nel 2015 da un gruppo di ricerca di New York guidato da Zev Williams. False credenze infatti riguardano le cause dell’interruzione spontanea di gravidanza. Spesso la madre ritiene che possa essere lei od il suo stile di vita (uso di alcool o fumo di sigaretta) ad aver innescato l’evento, che possa bastare lo stress (o una lite) a provocarlo, o che la perdita possa dipendere dal fatto di aver sollevato pesi o di aver utilizzato in passato contraccettivi orali o la spirale. In realtà, le ragioni principali sono di tipo genetico o medico.

Di certo lo stile di vita della donna che ricerca la gravidanza rimane di fondamentale importanza: una dieta equilibrata, un po’ di attività fisica, evitare il fumo e l’abuso di alcool sono regole fondamentali per la donna che si accinge alla ricerca di un nuovo bimbo. In ogni caso le anomalie cromosomiche sono responsabili del 50-70% delle interruzioni spontanee di gravidanza di tipo sporadico, mentre quando gli episodi si ripetono (più di 2-3 volte) possono avere un ruolo altri fattori, come la presenza di malformazioni uterine, di trombofilie, di malattie endocrine o immunitarie. In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, ove si possano escludere cause mediche, la natura segue il corso, selezionando le gravidanze evolutive rispetto a quelle destinate a fermarsi durante la gestazione per alterazioni incompatibili con la vita.

Gli aborti spontanei sono più frequenti nelle gravidanze iniziali; incorrono infatti, solitamente, nel primo trimestre di gravidanza, fino circa alla 12 settimana di gestazione, ma a seconda del vissuto e delle aspettative della coppia possono lasciare ferite nella donna e nella coppia. Infatti le false credenze rispetto alle cause e le diverse e corrette aspettative della mamma e della coppia possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza. Le mamme riferiscono di aver provato senso di colpa, di sentire che avrebbero potuto fare di più per prevenire la perdita, di essersi vergognate o sentite molto sole.

L’invito alla coppia è sempre quello di confrontarsi con il medico e con altre coppie; scoprirete che quello che sta succedendo a voi è successo magari ed incredibilmente anche ad altre persone a voi vicine. Bisognerebbe parlare di più dell’aborto spontaneo: per una donna che lo vive, sapere che non è sola, che la stessa cosa è accaduta ad altre donne e che dunque altre donne possono capire come si sente e cosa sta passando, può essere d’aiuto.

Anche i dati di Williams infatti sottolineano il grande carico emotivo dell’aborto spontaneo, con disturbi psicologici che possono durare per mesi, interferendo anche con l’avvento di nuove gravidanze, soprattutto se non sono state individuate cause precise per la perdita: una condizione che, nel campione americano, si verifica in più della metà dei casi (57%).

Cosa vuol dire sesso sicuro nei ragazzi di oggi?2018-12-29T20:54:54+00:00

Le giovani coppie alle prese con i primi rapporti sessuali hanno un unico obiettivo primario: proteggersi dalla gravidanza indesiderata. Non è infrequente che insieme prenotino una visita ginecologica per chiarire i propri dubbi in merito ai vari metodi contraccettivi, cercando sempre quello più sicuro per non andare incontro ad un concepimento. Sebbene in Italia la copertura anticoncezionale ormonale sia tra le più basse d’Europa (intorno al 19%), nell’ultimo periodo si sta registrando ad un aumento nella diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, talune anche considerate rare negli anni appena precedenti, ed ora riemergenti, come sifilide e gonorrea o la più grave infezione da virus HIV. Infatti, le coppie che si sentono protette dal punto di vista della gravidanza, raramente usano contraccezione di barriera (condom), neppure in rapporti occasionali, contribuendo alla diffusione di patologie asintomatiche che possono però impattare nella loro vita attuale e futura.

E’ noto che la maggior parte delle cerviciti o balanoprostiti, ad esempio, siano asintomatiche, o manifestino i loro segnali solo nel tempo, come ad esempio l’infertilità o il dolore durante i rapporti sessuali. I ginecologi invitano pertanto ad un uso consapevole del preservativo soprattutto nei rapporti con partner non abituali o all’inizio di una relazione. I giovani, soprattutto gli adolescenti, dovrebbero essere educati ad uno screening delle malattie sessualmente trasmesse, che si può serenamente eseguire dal proprio ginecologo di fiducia, e ad un secondo screening delle infezioni virali diagnosticabili grazie ad un prelievo ematico (HIV, epatite B, epatite C e sifilide). Importante ricordare che è possibile eseguire questo tipo di prevenzione anche gratuitamente tramite la donazione di sangue (in cui questi parametri sono necessariamente controllati e poi vengono forniti al paziente) e tramite il servizio MTS – Malattie a Trasmissione Sessuale – presente nelle principali città.

Sesso sicuro nei giovani pertanto vuol dire insegnare consapevolezza. Sicuramente la contraccezione va promossa e ricordata già nei teenagers ma non solo come strumento di prevenzione dalle gravidanze indesiderate bensì come strumento di prevenzione del proprio stato di salute attuale e futuro.

Ostetrica e ginecologo, conosciamo bene le differenze?2018-12-29T20:55:02+00:00

Prima di tutto è bene ricordare che l’ostetrica ed il ginecologo, pur collaborando strettamente tra di loro nella gestione della paziente, sono due figure professionali ben distinte con compenze diverse e complementari. Il ginecologo è un medico, prima laureato in Medicina e Chirurgia poi abilitato alla professione di Medico Chirurgo ed infine specializzato in Ostetricia e Ginecologia. L’ostetrica completa i
suoi studi con una laurea in Ostetricia dopo un percorso di studi di 3 anni.
Nel comune pensare, l’ostetrica è il punto di riferimento per la mamma in dolce attesa e soprattutto in sala parto; negli ultimi anni, pur costituendo un sostegno fondamentale in questo periodo dell’età fertile, il ruolo dell’ostetrica trova importanza anche nell’affiancamento al medico per patologie extra gravidiche come ad esempio la riabilitazione del pavimento pelvico. Ruolo importante resta anche quello dell’accudimento della mamma nel post partum e nell’avvio dell’allattamento, insieme alla puericultrice.
Il ginecologo tuttavia, resta l’unica figura professionale in grado di curare la donna, è di solito il più attento e capace di accorgersi di cambiamenti rispetto al corretto andamento della gravidanza e quindi il passaggio dalla fisiologia alla patologia. Il ginecologo è anche il professionista che è in grado di effettuare un taglio cesareo in caso di necessità o impostare terapie mediche in caso di complicanze.

Perche’ i ginecologi parlano di settimane di gravidanza e le mamme di mesi?2018-12-29T20:55:09+00:00

L’età gestazionale è il modo con cui il ginecologo conteggia lo stato di avanzamento della gravidanza. Per convenzione internazionale le settimane di gravidanza e l’età gestazionale si calcolano a partire dal primo giorno delle ultime mestruazioni. Nelle prime due settimane si assiste solo alla crescita del follicolo ovarico che, se viene fecondato, dà inizio alla gravidanza. La donna quindi si accorge solo intorno alla quarta-quinta settimana di essere in attesa di un bimbo. La gestazione è considerata a termine a 40 settimane che corrispondono circa a 9 mesi più 1 settimana.

Sentirete spesso parlare i clinici di settimane più giorni (es. 12+4 settimane). L’errore più frequente dei genitori inesperti è quello di sommare i due dati, facendo quindi confusione e non trovando corrispondenza con i mesi della gravidanza stessa. Infatti il primo numero, 12 nel nostro caso, corrisponde alla settimana reale e completa di evoluzione dell’embrione prima e del feto poi; dopo il + troverete invece il numero di giorni della settimana. Ogni giorno che passa si aggiunge un giorno da 1 a 6, il 12+7 ad esempio corrisponde alla 13esima settimana e da lì si ricomincia! Per le mamme parlare di mesi è ovviamente molto più facile e comodo per confrontarsi con gli altri e, talvolta, anche il medico si riferirà a mesi specifici come ad esempio quando vi prescriverà di eseguire l’ecografia del 5 mese (morfologica) o quella del 7 mese (crescita fetale).

Il consiglio è quello di adeguarsi, con queste piccole e facili regole, alla terminologia medica, che, una volta compresa, porta ad un linguaggio di interscambio corretto, la relazione tra donna e ginecologo; se si vuole invece parlare di settimane, bisogna considerare che la gravidanza è considerata a termine a 40 settimane: pertanto, partendo a ritroso dalla data presunta del parto, a 36 settimane si entra nel 9° mese, a 32 nell’8°, a 28 nel 7°, a 24 nel 6°, a 20 nel 5°, a 16 nel 4°, a 12 nel 3°, a 8 nel 2°, ad a 4 settimane (data in cui di solito la paziente ha un ritardo mestruale ed effettua il test di gravidanza) nel 1 mese.

Il coito interrotto è un metodo contraccettivo?2018-12-29T20:55:16+00:00

Il coito interrotto consiste nel retrarre il pene fuori dalla vagina prima dell’eiaculazione per evitare che gli spermatozoi raggiungano gli organi genitali della donna. È, purtroppo, un metodo molto diffuso; richiede all’uomo un ottimo controllo delle proprie reazioni durante l’orgasmo e non è considerato un metodo contraccettivo.
Infatti la possibilità di insuccesso è elevatissima (circa 15 gravidanze ogni 100 donne che lo praticano, l’anno). Numerose recenti indagini rivelano che la maggior parte delle donne andate incontro ad aborto volontario, usavano proprio questo metodo.
L’insuccesso può dipendere sia dal fatto che l’uomo retrae il pene troppo tardi, sia dal fatto che alcuni spermatozoi sono presenti anche nel liquido prodotto dall’uomo prima dell’eiaculazione. Inoltre l’obbligo di «fare attenzione» produce notevole ansia e tensione nervosa sia nell’uomo che nella donna; ciò può ridurre il loro piacere e provocare, col tempo, disturbi sessuali di vario genere.
Ma quindi, perché viene usato? La risposta è semplice ed è comune alle coppie che lo usano con regolarità: è comodo, gratuito, non ha effetti collaterali e non necessita di visita o prescrizione medica. Il coito interrotto è pertanto un metodo da evitare totalmente soprattutto nelle coppie in cui l’idea della gravidanza, anche ipotetica, resta inaccettabile. In più ricordiamo che, sebbene possa aver successo nell’evitare la gravidanza, non protegge assolutamente dalle malattie sessualmente trasmesse. Può essere eventualmente considerato nelle relazioni adulte e stabili, ma non come metodo di sicurezza. Il consiglio è quello di valutare, con il vostro ginecologo di fiducia, veri metodi contraccettivi alternativi e validi per programmare la gravidanza al momento giusto!

Esistono veri rimedi contro la nausea del primo trimestre?2018-12-29T20:55:22+00:00

La nausea del primo trimestre è del tutto fisiologica e, per trovarne il rimedio, bisognerà armarsi di tanta pazienza e fare un po’ di tentativi, in attesa di trovare quello giusto per sé. Sappiamo che la nausea gravidica è proporzionale alla quantità di bhcg (l’ormone della gravidanza) e che quindi può essere più importante nelle gravidanze gemellari ed in alcune condizioni patologiche rare legate alla gravidanza come la mola vescicolare; entrambe le condizioni sono infatti caratterizzate da una concentrazione di tale ormone nel sangue molto maggiore rispetto alle gravidanze singole e fisiologiche. Inoltre le gravidanze indesiderate, provocando un inevitabile stato di ansia nella madre, sono più soggette ad importante nausea.
Dal punto di vista pratico, uno dei comportamenti che si può iniziare ad assumere è quello di mangiare poco e spesso, facendo uno spuntino ogni due ore circa, dare la preferenza a cibi salati e secchi, come cracker o fette biscottate, non associare cibi solidi e liquidi (in sostanza evitare di bere in occasione dei pasti).
È meglio evitare alcuni cibi che sono tendenzialmente associati a nausea come caffè, the, succhi di frutta, e alimenti molto grassi o dai sapori forti, per esempio troppo speziati o con peperoncino. È sempre bene masticare a lungo, per stimolare la salivazione e facilitare la digestione.

Oltre alle strategie alimentari, anche alcune piccole abitudini possono aiutare ad alleviare la nausea:
• Non stare troppo a lungo seduta per non comprimere lo stomaco, specie dopo mangiato.
• Non sdraiarti a stomaco pieno.
• Fare lunghe passeggiate all’aria aperta
• Evitare i viaggi lunghi in macchina e i luoghi chiusi e affollati, dove l’aria ristagna facilmente.

Esistono poi dei rimedi naturali come lo zenzero, lo si può assumere in tisana, già pronta o facile da preparare anche a casa: basta versare acqua bollente su qualche fettina di zenzero fresco o candito. Se la nausea è molto intensa, si possono provare preparati fitoterapici a base di zenzero, ma questo solo dietro la consulenza di un medico esperto in questo tipo di rimedi.
Per quanto riguarda altri rimedi come i braccialetti anti-nausea, che agiscono secondo i principi della digitopressione, i ghiaccioli reidratanti e prodotti come citrosodina ® e biochetasi ®, gli studi condotti hanno dato risultati contrastanti e non definitivi.
Se la nausea fosse molto intensa ed accompagnata da vomito più volte al giorno, esistono vere e proprie soluzioni farmacologiche. Consultate sempre il vostro ginecologo curante e affidatevi ai suoi consigli. Infatti, specialmente i farmaci, sono da considerare solo se strettamente necessari e da assumere su indicazione e controllo del medico.
In rarissimi casi, si va incontro a ricovero ospedaliero. In queste occasioni si parla di iperemesi gravidica, vera e propria patologia del primo trimestre di gravidanza, nella quale la nausea ed il vomito si accompagnano a perdita importante di peso, disidratazione e alterazioni metaboliche e nutrizionali.

Coppie e malattie sessualmente trasmissibili2018-12-29T20:59:02+00:00

Le malattie sessualmente trasmesse rientrano tra le patologie che possono essere contratte attraverso rapporti sessuali. In tal senso, i rapporti non devono essere necessariamente vaginali ma possono essere anche anali od orali; raramente, anche se non impossibile, la contaminazione può avvenire via petting. In linea generale, la trasmissione di queste malattie può avvenire attraverso il sangue e secrezioni sessuali. A questo primo gruppo è possibile ricondurre patologie quali HIV, gonorrea, sifilide, infezione da clamidia e micoplasma mentre, nel secondo, ritroviamo patologie quali condilomi, mollusco contagioso o herpes genitale, che si trasmettono tramite contatto cutaneo e che si manifestano tipicamente intorno alla zona genitale, intaccando talvolta anche le mucose. Per alcune di queste patologie l’utilizzo corretto del preservativo, senza pertanto la rottura o lo sfilarsi dello stesso, riduce sensibilmente la trasmissione delle stesse; in altri casi, invece, seppur fondamentale, non riesce a prevenire totalmente la contaminazione poiché le lesioni possono essere presenti non solo sull’organo genitale maa anche sulla cute e pertanto la trasmissione può avvenire, come detto, anche per contatto durante il rapporto o i preliminari.

Quando e se (!) il vostro partner vi comunica di essere venuto a conoscenza di avere una malattia sessualmente trasmissibile, è possibile che ne siate state a vostra volta contagiate. Anche se siete perfettamente asintomatiche, il primo consiglio è quello di rivolgervi ad uno specialista per un controllo accurato. Fate inoltre attenzione durante i rapporti con il partner ed usate protezioni. Allo stesso tempo, è in ogni caso fondamentale analizzare personalmente il proprio corpo, effettuando quindi un “auto-esame”, ciò poiché le lesioni potrebbero essere repertabili già alla vostra vista. Giova anche ricordare che, in caso di sospetto contagio, è importante eseguire un prelievo di sangue, specialmente per le patologie che sviluppano anticorpi (ad es. epatiti e sifilide). In tali casi è utile sottolineare che esiste un periodo chiamato “finestra” tra il momento dell’infezione e quello in cui gli esami rilevano la malattia, per cui è fondamentale la ripetizione dei test anche a distanza di circa 6 mesi.  Accertata la presenza di una malattia sessualmente trasmessa, è sempre consigliabile effettuare il test dell’HIV, ciò poiché tale ultima patologia comporta, se misconosciuta, una situazione di immunodepressione, che può portare le due realtà a coesistere.

Durante la visita ginecologica, lo specialista effettuerà un’attenta anamnesi, un esame obiettivo per l’eventuale individuazione di lesioni interne o esterne alle quali, se presenti, nella maggior parte dei casi, riesce già a dare un nome. Per sospetti di altre patologie che invece coinvolgano il collo uterino o la vagina, eseguirà specifici tamponi vaginali e/o cervicali che, in pochi giorni di analisi, sono in grado di individuare con certezza l’infezione. Infine, non trascurate mai la comunicazione che, a riguardo, vi viene fornita dal vostro partner sia attuale che pregresso e, ovviamente, anche voi siatene le prime promotrici della condivisone dell’informazione, una volta avutane la certezza.

Infine, per rassicurare il lettore, possiamo asserire che la maggior parte di queste patologie siano curabili e risolvibili con una terapia, che può essere antibiotica o prevedere l’eliminazione delle lesioni direttamente da parte dello specialista, come tipicamente avviene con i condilomi. In ogni caso è previsto un follow-up dopo qualche mese per valutare la remissione della patologia dopo la terapia. Alcune infezioni però possono purtroppo lasciare esiti per quanto riguarda la salute riproduttiva della donna e portare, se no curate o curate in ritardo, ad infertilità.

Anche l’uomo puo’ essere infertile??! Le cause dell’infertilita’ maschile2018-12-29T21:00:13+00:00

Quando una coppia fatica ad avere un bambino e si iniziano gli accertamenti medici, troppo spesso sia la coppia che il medico di base si concentrano principalmente solo sulla partner femminile. Tutto ciò sia perché la donna solitamente è la prima a richiedere un accertamento ginecologico, ma anche perché, purtroppo, nella nostra società il concetto che, anche l’uomo possa essere infertile, crea una certa reticenza. Sappiamo invece che i fattori maschili contribuiscono, nel mondo Occidentale, a circa al 30% delle cause dell’infertilità di coppia.

In generale possiamo dividere l’eziologia maschile in tre grandi capitoli; cause pre-testicolari: interessano il normale funzionamento dell’asse endocrino ipotalamo-ipofisi-testicolo, riducendo la sintesi e/o la secrezione di gonadotropine e testosterone con conseguente ridotta o mancata produzione di spermatozoi, cause testicolari: patologie che agiscono direttamente a livello testicolare alterando la spermatogenesi, cause post-testicolari: patologie che alterano anatomicamente e/o funzionalmente le strutture deputate alla maturazione e al trasporto all’esterno degli spermatozoi prodotti dai testicoli.

Nel primo gruppo riconosciamo mutazioni genetiche, patologie endocrine (aumento dei livelli di prolattina nel sangue o disfunzioni tiroidee, ecc) o malattie croniche come il diabete, la malnutrizione, l’insufficienza renale, epatopatie, ecc. Tra le cause testicolari, le più comuni sono quelle legate a varicocele (dilatazione delle vene testicolari che hanno drenano il sangue dal testicolo), idrocele (versamento di liquido sieroso nel testicolo), criptorchidismo (mancata discesa di uno o entrambi i testicoli nello scroto), torsione del funicolo, infezioni, iatrogene da radioterapia, chemioterapia o chirurgia.

Il terzo gruppo riunisce invece tutte quelle condizioni in cui gli spermatozoi sono prodotti dai testicoli ma non riescono a fuoriuscirne; parliamo dei casi di ostruzioni congenite delle vie seminali o acquisite a cause iatrogene o infettive, di infezioni e/o infiammazioni delle ghiandole sessuali accessorie maschili come le prostatiti o le epididimiti.

Altre cause non meno comuni possono essere le disfunzioni eiaculatorie come l’aneiaculazione o l’eiaculazione retrograda o le malformazioni di pene o uretra. Non bisogna dimenticare che ci sono condizioni più comuni che possono alterare, anche solo per brevi periodi, il liquido seminale; tra queste febbre, fonti di calore, guida automobilistica prolungata, saune, idromassaggi, bagni turchi, farmaci, traumi, stili di vita (fumo-alcool).

Il consiglio del ginecologo esperto alla coppia che cerca la gravidanza da mesi senza successo è sicuramente quello dell’esecuzione di un esame del liquido seminale in un centro di riferimento specifico. Se lo spermiogramma fosse nella norma, allora si possono concentrare gli accertamenti sulla donna. Altrimenti l’invio dall’andrologo è fondamentale anche per la propria salute e non solo ai fini riproduttivi! Sicuramente in una parte non poco rilevante delle cause riconosciamo alterazioni riconducibili allo stile di vita; le sane abitudini alimentari, evitare fumo ed eccesso di alcool, uso del preservativo per evitare le infezioni sessualmente trasmesse spesso asintomatiche, ad esempio, sono ottimi consigli di vita quotidiana per tutti, ma ancor di più per la coppia in età riproduttiva.

Come contrastiamo i normali cambiamenti della menopausa?2018-12-29T21:01:05+00:00

Nel periodo chiamato comunemente peri-menopausa, ovvero gli anni che la precedono, assistiamo ad una produzione discontinua degli ormoni estrogeni da parte del nostro corpo; tale produzione poi cesserà del tutto con l’arrivo della menopausa vera e propria. Tale calo ormonale comporta cambiamenti fisiologici e quindi del tutto normali, nel fisico della donna ma che spesso, soprattutto se importanti e se influenzano la quotidianità o lo stile di vita, sono accettati con difficoltà e frustrazione da parte della paziente. Uno dei principali cambiamenti dovuti al calo estrogenico è l’assottigliamento delle pareti vaginali, che divengono più fragili e meno lubrificate, portando nel tempo, se non sufficientemente contrastata ad una condizione patologica chiamata atrofia vulvovaginale. Questa condizione può rendere i rapporti sessuali vaginali sgradevoli e dolorosi, impattando molto lo stile di vita di una donna sessualmente attiva. I sintomi che possono essere un campanello di allarme sono il prurito ed il bruciore vaginale, più generalmente irritazione nella zona di vulva e vagina. Molto spesso assistiamo anche ad un aumento di frequenza delle cistiti. Tutto ciò influenza notevolmente la qualità di vita delle donne, che spesso arrivano anche ad evitare i rapporti sessuali.

Per affrontare simili effetti e poterli contrastare per tempo, buona regola è quella di parlarne con un medico specialista magari esperto in ambito di menopausa. Scoprire che il problema è comune ad altre donne della propria età e che può essere migliorato se non risolto, nella maggior parte dei casi, rassicura le pazienti che assumono consapevolezza e fiducia perse con il perpetuarsi dei sintomi. Il ginecologo dopo un’accurata anamnesi, potrà consigliare diverse soluzioni: creme ed ovuli per uso locale, sia di tipo ormonali che non, integratori orali di acido ialuronico a basso peso molecolare, laser vaginale che porta verso una riparazione delle mucose, terapia orale con ospemifene, medicinale innovativo non ormonale che tende a ripristinare lo spessore e la lubrificazione delle pareri vaginali, terapia ormonale sostitutiva di tipo ormonale (TOS), ecc. Alcuni di questi metodi sono sovrapponibili, altri, almeno inizialmente, si usano come singola scelta; l’idea è sempre quella di selezionare la soluzione più adatta a quella particolare paziente, rendendo l’uso di sostanze esterne semplice ed usando il minor numero di farmaci o integratori necessari. Qualunque decisione si concordi con lo specialista va, nelle prime fasi tenuta sotto stretto controllo dello stesso, che provvederà ad un accurato follow up per la valutazione dei miglioramenti fisici e della qualità di vita.

Ricordiamo a tutti che le domande e le risposte che si possono trovare pubblicate on-line in questa sezione non possono sostituire la visita diagnostica consigliata fatta dal medico o dal ginecologo.

INFO & PRENOTAZIONI

È possibile prenotare una visita ginecologica o un esame con la dr.ssa Ambra Garretto attraverso il form contatti qui sotto riportato oppure chiamando direttamente al numero: 347-6910939.

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